La stenosi uretrale è il restringimento del canale uretrale che impedisce parzialmente la fuoriuscita di urina e dello sperma.
I sintomi urinari spesso si associano a sintomi genitali e sessuali.
Ogni paziente è un caso a sé e l’intervento va confezionato su misura.
L’uretra è un condotto tubiforme non omogeneo ma costituito da diversi tratti, ognuno con una sua caratteristica strutturale e funzionale specifica [Fig. 1].
L’eziologia delle stenosi anteriori è risultata [Tab. 2]:
| EZIOLOGIA STENOSI ANTERIORI | (TOTALE PAZIENTI 1327) |
| Sconosciuta | 38.6% (512) |
| Lichen Sclerosus (LS) | 14.5% (193) |
| Cateterizzazione | 17.4% (231) |
| Ipospadia fallita | 13.3% (176) |
| Manovre endoscopiche | 9% (120) |
| Traumatica | 5.6% (75) |
| Altre cause | 1.5% (20) |
Il Lichen Sclerosus (LS) è una patologia cutanea sclero-infiammatoria a carattere cronico recidivante che si localizza spesso ai genitali.
Riparazione fallita di ipospadia e LS sono le cause più frequenti di stenosi dell’uretra peniena.
Il Lichen sclerosus è la causa più frequente (48.6%) di stenosi peno-bulbare.
Il 26.4% dei pazienti sviluppa una stenosi causata da catetere o manipolazione uretrale: queste stenosi sono probabilmente associate all’ischemia o al trauma uretrale.
Ogni sforzo dovrebbe essere fatto per ridurre l’incidenza di stenosi in pazienti che vengono sottoposti a qualsiasi procedura medica o chirurgica.
L’eziologia delle stenosi uretrali è cambiata: riparazioni fallite di ipospadia e lichen sclerosus sono le nuove incrementanti cause di stenosi e rappresentano una delle sfide più difficili nell’ambito della chirurgia ricostruttiva del pene e dell’uretra.
Il trauma perineale causa solo il 5.6% delle stenosi anteriori, a differenza delle stenosi posteriori in cui la causa traumatica rappresenta il 72.3%.
L’eziologia delle stenosi posteriori è risultata [Tab. 3]:
| EZIOLOGIA STENOSI POSTERIORI | (TOTALE PAZIENTI 112) |
| Trauma del bacino | 72.3% ( 81) |
| TURP (resezione endoscopica della prostata) | 9.8% (11) |
| Prostatectomia radicale | 8.1% (9) |
| Altre cause | 9.8% (11) |
Il sospetto di patologia uretrale si ha già dal primo incontro con il paziente, durante la raccolta dei dati anamnestici.
I pazienti tipicamente riferiscono una serie di sintomi ostruttivi del basso apparato urinario.
Questa sintomatologia non è però patognomonica di una stenosi uretrale dato che un quadro simile è presente nei casi di ipertrofia prostatica benigna, nella sclerosi del collo vescicale e nei casi di ipocontrattilità del detrusore.
Va quindi effettuata una attenta diagnosi differenziale. A volte possono concomitare due o più patologie.
In alcuni casi il paziente riferisce alterazione dell’aspetto dei genitali: casi di ipospadia, ipospadia fallita, lichen sclerosus, esiti di traumi.
Gli esami basilari che vanno eseguiti in ogni paziente sono i seguenti:
La dilatazione uretrale prevede l’inserimento nell’uretra di cateteri di diametro via via maggiore.
Questo causa lacerazioni della parete uretrale già ristretta e cicatriziale e spesso si conclude con sanguinamento uretrale (uretrorragia). Le lacerazioni vanno incontro a guarigione, generando una nuova crescita di cicatrice e chiudendo sempre di più il lume uretrale.
L’utilizzo dello stent uretrale è un’altra tecnica fortemente sconsigliata a causa della bassa percentuale di successo a lungo termine ed un elevato rischio di complicanze.
Con questo termine si intende la procedura che prevede l’incisione e dilatazione del tratto uretrale ristretto.
Due sono le tecniche adottate:
L’uretrotomia ha avuto una grande diffusione negli anni ’70-80.
Successivamente all’entusiasmo iniziale si è visto che la percentuale di successo a lungo termine è risultata notevolmente più bassa rispetto alla Chirurgia Ricostruttiva.
Le linee guida internazionali (EAU Guidelines) indicano come l’uretrotomia possa essere effettuata per stenosi vergini, corte, dell’uretra bulbare. Il trattamento ha percentuale di successo bassa e soprattutto non va ripetuto in quanto reiterare la procedura non consente la guarigione.
Non sono descritte differenze tra uretrotomia con lama a freddo rispetto all’uretrotomia laser.
L’uretrotomia laser ha maggiori complicanze rispetto all’uretrotomia con lama a freddo e causa maggiore ischemia del tessuto spongioso trattato.
La chirurgia ricostruttiva dell’uretra rappresenta un patrimonio limitato ad un ristretto numero di specialisti.
L’approccio risolutivo alla stenosi uretrale è esclusivamente chirurgico mediante l’uretroplastica.
L’uretroplastica garantisce una percentuale di successo che varia dal 75% al 95% a seconda delle caratteristiche della stenosi e dalle patologie correlate.
Il tipo di uretroplastica viene scelto in base alla caratteristiche della stenosi (sede, lunghezza, causa della stenosi, presenza di malformazioni, presenza di alterazioni strutturali), partendo sempre dai principi dell’anatomia chirurgica per il rispetto delle strutture e garantendo la continenza e la funzione sessuale.
Particolare attenzione viene data alla ricostruzione estetica del meato uretrale, del glande e del pene durante gli interventi sull’uretra, per garantire al paziente non solo il massimo risultato funzionale ma anche estetico.
Ogni paziente è un caso a se e l’intervento va confezionato su misura.
Il trend oggi prevede la risoluzione della stenosi uretrale in un unico intervento chirurgico, riservando le tecniche chirurgiche in più tempi a pochi casi.
A differenza del passato oggi è possibile ricostruire tutta l’uretra, anche nei casi più complessi, evitando così la derivazione urinaria perineale, denominata Perineostomia, che viene riservata solo a casi selezionatissimi.
Le uretroplastiche vengono effettuate mediante l’utilizzo di innesti o graft autologhi: mucosa buccale, tessuto adiposo, cute.
In passato sono stati studiati innesti di tessuti eterologhi con scarso risultato ed oggi sono quasi stati abbandonati (SIS, derma porcino, ecc.)
La bioingegneria tissutale (colture cellulari di cellule uretrali, vescicali o della mucosa buccale) ha portato a scarsi risultati.
Negli ultimi anni stiamo utilizzando tecniche rigenerative mininvasive mediante l’innesto di tessuto adiposo centrifugato e/o filtrato (microfat, nanofat), ricco di cellule staminali che permette di rivascolarizzare i tessuti cicatriziali dell’uretra e di mantenere quanto più intatto l’organo nell’ottica di preservare quanto più possibile le strutture. I risultati preliminari sono molto incoraggianti, soprattutto nelle stenosi uretrali da lichen sclerosus che rappresenta una patologia destruente ed invalidante.